Il cliente non se n’è andato perché l’offerta non gli piaceva. Se n’è andato perché la pagina non si apriva. Questa è la forma più comune e più stupida di perdita di clienti online: non un prezzo sbagliato, non un concorrente migliore, ma secondi di attesa. La velocità sito web è il primo messaggio che la tua azienda manda a chi arriva: prima del testo, prima delle foto, prima del prezzo.
Google misura questa esperienza con tre indicatori, i Core Web Vitals, raccolti da visite reali degli utenti Chrome. Non sono voti di laboratorio: sono quello che i tuoi visitatori vivono davvero, su telefoni veri e connessioni vere. E nel 2025, a dispetto di anni di discussioni sulla velocità, metà del web mobile ancora non li supera.
Velocità sito web: le tre soglie di Google
Le tre metriche coprono tre momenti diversi della visita. LCP (Largest Contentful Paint): quanto impiega il contenuto principale a comparire, buono sotto i 2,5 secondi, scarso sopra i 4. INP (Interaction to Next Paint): quanto risponde la pagina quando l’utente tocca, clicca o digita, buono sotto i 200 millisecondi. CLS (Cumulative Layout Shift): quanto la pagina “salta” mentre carica, buono con un punteggio fino a 0,1. Un sito supera l’esame solo se almeno il 75% delle visite reali rispetta tutte e tre le soglie, separatamente per mobile e desktop. Dal marzo 2024 l’INP ha sostituito il vecchio FID: non misura più solo la prima interazione, ma la reattività per tutta la visita.
Tradotto in parole semplici: la pagina deve apparire in fretta, rispondere subito quando tocchi qualcosa, e non spostare i pulsanti sotto il dito mentre carichi. Chi sbaglia uno di questi tre punti perde visitatori in quel punto preciso: chi aspetta troppo chiude, chi tocca e non succede niente riprova una volta e poi chiude, chi clicca sul pulsante sbagliato perché la pagina è saltata si arrabbia e chiude.
Il web, nel 2025, è ancora lento
Il Web Almanac 2025 di HTTP Archive, che analizza dati reali di luglio 2025 su milioni di siti, dice che solo il 48% dei siti mobile supera tutti e tre i Core Web Vitals, contro il 56% su desktop. Il trend migliora: nel 2021 era il 32% su mobile. Ma la lettura onesta è che, dopo quattro anni di attenzione alla velocità, un sito mobile su due ancora non passa l’esame.
Il collo di bottiglia è il caricamento. Solo il 62% delle pagine mobile ha un buon LCP, contro il 74% su desktop, e il 13% delle pagine mobile ha un LCP scarso, quasi il doppio del desktop. La reattività va meglio: il 77% delle pagine mobile ha un buon INP, in crescita dal 74% del 2024, e il desktop arriva al 97%. La stabilità visiva è la metrica più superata su mobile, con l’81% di pagine buone. Il problema, in sintesi, non è che i siti si muovano: è che il contenuto principale arriva tardi, soprattutto sui telefoni, che sono dove arriva ormai la maggior parte del traffico.
Quanto costa un secondo
La velocità non è un vezzo tecnico, è un moltiplicatore di fatturato. Lo studio “Milliseconds Make Millions” di Deloitte e Google, condotto nel 2020 su 37 brand in quattro settimane, ha trovato che un miglioramento di un solo decimo di secondo nella velocità mobile era associato a un aumento dell’8,4% delle conversioni retail e del 9,2% dello scontrino medio; nel travel, le conversioni salivano del 10,1%. Sono correlazioni, non esperimenti controllati, e vanno lette così: i siti veloci vendono di più, anche se la velocità da sola non spiega tutto il guadagno.
I dati più recenti dicono la stessa cosa. L’indice Yottaa 2025 ha trovato che tagliare di un secondo il caricamento mobile aumenta le conversioni del 3%, e che le pagine oltre i 4 secondi convertono il 22% in meno. Un’analisi Shopify del 2026 sui propri negozi attivi stima che ogni 100 millisecondi in più di caricamento si accompagnino a conversioni inferiori di circa il 3,5%. Le cifre cambiano da studio a studio, la direzione no: ogni frazione di secondo ha un prezzo, e lo paga chi vende.
Dove si perde velocità, in pratica
Quando un sito è lento, quasi sempre la colpa è di poche cause ricorrenti, e i dati del Web Almanac 2025 le indicano con precisione.
Primo, le immagini. Nel 76% delle pagine mobile l’elemento principale che deve apparire è un’immagine, eppure i formati restano quelli vecchi: il 57% delle immagini principali è in JPG, il 26% in PNG, solo l’11% in WebP. Il 16-17% delle pagine, poi, applica il caricamento pigro proprio all’immagine principale: la tecnica che rimanda il caricamento delle immagini sotto la piega viene usata sull’unica immagine che dovrebbe apparire per prima. È come chiudere la vetrina per far entrare prima i clienti.
Secondo, gli script di terze parti: chat, pixel, tracciamenti, widget. Oltre il 90% delle pagine ne include almeno uno, e i siti più visitati ne caricano oltre cento per pagina su mobile. Ognuno ruba tempo al processore del telefono, e il tempo mediano di blocco del thread principale su mobile è salito a 1.916 millisecondi nel 2025, il 58% in più dell’anno prima.
Terzo, il server. Solo il 44% dei siti mobile risponde entro gli 0,8 secondi considerati buoni per il primo byte. E la dimensione media di una homepage è arrivata a 2,7 megabyte, in crescita del 7,8% in un anno: i siti ingrassano più in fretta di quanto le reti migliorino.
La diagnosi in dieci minuti
Prima di sistemare, misura. Ecco il controllo minimo, in ordine:
- Apri Google PageSpeed Insights sulla homepage e su una pagina di conversione (contatti, prodotto, preventivo) e leggi i dati di campo, non solo il punteggio di laboratorio: il laboratorio simula, il campo racconta le visite vere;
- Controlla il rapporto Core Web Vitals in Search Console: mostra quali URL e quali metriche falliscono, su mobile e desktop separatamente;
- Prova il sito su un telefono Android di fascia media con connessione 4G, non sul tuo computer in ufficio con la fibra: i tuoi clienti non navigano come te;
- Verifica le pagine che contano, non solo la homepage: le pagine interne spesso ereditano gli stessi problemi con meno attenzione;
- Segna i valori di partenza prima di ogni intervento: senza un prima, non saprai mai se il dopo è merito tuo o caso.
Cosa sistemare prima
L’ordine conta, perché non tutti gli interventi rendono uguale. Prima il server: hosting adeguato, cache, CDN. Un server lento mette un tetto a tutto il resto. Poi le immagini: formati moderni come WebP o AVIF, dimensioni dichiarate in modo che la pagina non salti mentre carica, e mai il caricamento pigro sull’immagine principale. Poi la dieta degli script: togliere ciò che non serve rende più di qualsiasi ottimizzazione di ciò che resta. Infine i font e il codice: meno pesi, meno blocchi, priorità al contenuto che l’utente deve vedere per primo.
Un sito veloce non è un sito con un trucco in più. È un sito costruito con un budget: ogni elemento deve guadagnarsi il suo peso in pagina. Quando il budget manca, il sito ingrassa un plugin alla volta, e un giorno qualcuno misura e scopre che i clienti se ne vanno prima ancora di leggere chi sei.
Se il tuo sito è tra quelli che non superano le soglie, la mossa giusta è misurare la velocità sito web con un audit: dati reali, cause in ordine di impatto, interventi con verifica prima e dopo. È il lavoro che facciamo quando costruiamo siti web professionali MDB Milano: veloci per gli utenti, e quindi anche per Google.
Domande frequenti
Il mio sito sembra veloce a me, perché i dati dicono altro?
Perché lo provi sul tuo dispositivo, con la tua connessione, e spesso con la cache già calda. I tuoi clienti arrivano da telefoni diversi, reti diverse, magari la prima volta. I dati di campo misurano loro, non te.
I Core Web Vitals fanno salire su Google?
Sono un segnale tra molti, non una garanzia di posizionamento. Il ritorno più affidabile non è il ranking: è la conversione del traffico che hai già. Un sito che passa le soglie vende di più a parità di visite.
Quanto tempo serve per sistemarli?
La diagnosi richiede ore. Gli interventi vanno da giorni a settimane a seconda di come il sito è costruito. I dati di campo si aggiornano con le visite reali successive: il miglioramento si vede quando gli utenti reali lo vivono, non quando il tecnico chiude il ticket.
Fonti
- HTTP Archive, Web Almanac 2025 — Performance: soglie LCP/INP/CLS, 48% mobile e 56% desktop che superano i Core Web Vitals, LCP buono 62% mobile, INP 77% mobile, CLS 81% mobile, immagini come elemento LCP, formati, lazy loading, TTFB, dimensione homepage
- Deloitte e Google, “Milliseconds Make Millions” (2020): +8,4% conversioni retail e +9,2% scontrino medio con 0,1 secondi in meno; +10,1% conversioni travel
- Shopify, Website Load Time Statistics (2026): dati Yottaa 2025 (taglio di 1 secondo mobile +3% conversioni; pagine oltre 4 secondi −22%) e analisi Shopify 2026 (100 millisecondi in più, conversioni inferiori di circa il 3,5%)
Andrea Colombo